"La 'Buona
Terra' è metafora di quello che la nostra terra può diventare e
che sta iniziando a diventare, una terra dove le persone si
incontrano, collaborano e si liberano" esordisce così
Gianni Solino autore del libro La Buona Terra. Storie dalle
terre di don Peppe Diana edito da La Meridiana e
presentato venerdi scorso alla bottega Saperi e Sapori di Legalità di Pisa.
L'iniziativa
organizzata dal coordinamento provinciale di Libera e da
Avviso Pubblico attraverso il Coordinamento Provinciale per
la Legalità è dimostrazione di un rapporto di amicizia saldo
tra due territori, nato nel 2009 in occasione del progetto a sostegno
della cooperativa nascente di Libera Terra "Le Terre di don Peppe
Diana" che gestisce beni e terreni confiscati alla camorra nella
provincia di Caserta. Infatti, come ricorda Solino nel libro, "[...]
Sono venuti amministratori della provincia di Pisa, insieme a tanti
sindaci e assessori della propria circoscrizione e hanno soggiornato
da noi in una sorta di gemellaggio. Hanno mandato, a più riprese,
vagonate di libri così da creare una piccola biblioteca presso il
bene confiscato e un'altra presso il comune di Castelvolturno. Ma
hanno anche donato una quota parte per l'acquisto del trattore per
la cooperativa [...]"
Un gemellaggio che
significa molto. Relazioni di vicinanza che per Solino "sono
fondamentali in quei momenti bui in cui si ha bisogno di sostegni su
cui appoggiarsi. Ci siamo appoggiati anche sul vostro lavoro. Una
biblioteca in un posto che non conosce biblioteche è un fatto. Una
cooperativa che dà opportunità di lavoro su un bene confiscato è
un fatto. Servono fatti, non più parole. Il peggiore errore che
possiamo fare è vivere nell'indifferenza, nel silenzio, pensare
che la camorra sia un problema del sud".
Le Terre di don Peppe
(il sacerdote di Casal di Principe ucciso il 19 marzo del 1994 nella
sacrestia della sua parrocchia perché figura scomoda e di denuncia
contro la camorra), come scrive l'editore nell'introduzione del
libro, "sono i luoghi in cui il volontariato organizzato e le
scelte quotidiane dei singoli cercano, sperimentano e riorganizzano
opportunità di lavoro diverse da quelle offerte dalla criminalità".
"Ci sono molte
storie che testimoniano la resistenza del tessuto di economia sociale
che nasce e che dà lavoro" prosegue Solino "ci
sono molte esperienze umane che entrano e molte altre che devono
ancora entrare in rete e che chiamiamo "Terre di don Peppe".
Esperienze belle che non vengono raccontate e a cui spesso si stenta
a credere. Storie, testimonianze, persone che dimostrano che la
scomparsa della camorra è a portata di mano". Ed è così
che l'autore racconta alcune delle molte vicende di riscatto e di
aggregazione narrate nel libro e che hanno trovato spazio e
accoglienza sui beni e sui terreni confiscati.
Racconta l'esperienza
della cooperativa sociale Agropoli di San Cipriano d'Aversa sulla
convivenza a scopo riabilitativo di ragazzi affetti da disabilità
mentale, la loro iniziativa di gestione del ristorante NCO (Nuova
Cucina Organizzata), i loro progetti di agricoltura sociale.
Racconta la storia di
Jerry Masslo rifugiato sudafricano scappato nell'89 dal proprio
paese perché vittima dell'apartheid e ucciso a Villa Literno da
una banda di criminali in seguito a una rapina "perché quei
fessi (i neri) non ti possono nemmeno denunciare". A partire
dalla storia di Jerry la ribellione si è fatta memoria e aiuto
fattivo, dando vita all'omonima associazione che ad oggi ha trovato
uno spazio proprio all'interno del centro d'accoglienza
"Fernandes" lungo la domitiana a Castelvolturno e che lavora a
sostegno di persone tenute ai margini come immigrati,
tossicodipendenti, prostitute...
Ed è così che Solino
racconta volti di persone, storie, esperienze umane che entrano in
relazione a partire da opportunità vere, reali ed alternative al
sistema criminale che oggi danno lavoro a oltre un centinaio di
ragazzi in una realtà in cui il controllo del territorio da parte
della camorra è ancora molto forte.
Solino tiene a precisare
che negli ultimi anni sono stati fatti grandi sforzi investigativi e
molteplici arresti hanno portato in galera quasi tutti i grandi boss.
Questi interventi accompagnati dal lavoro dell'antimafia sociale
sono tutti segnali che permettono di sperare nel domani a partire da
fatti positivi perché, afferma Solino, "come molti anni fa
dopo una lunga e dura resistenza ci fu il 25 aprile, così oggi noi
stiamo lavorando per conquistarci il Nostro 25 aprile!".
- Leggi gli articoli precedenti di "Spazio alle parole", rubrica a cura di Cristiana Vettori
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