01/11/11 10:06 | autore: Paolo Martinelli Stampa

C’è una “Buona Terra” da coltivare! Parola di Gianni Solino 0

Presentato il libro “La Buona Terra. Storie dalle terre di don Peppe Diana”. Racconto di volti ed esperienze di riscatto dell’antimafia sociale campana

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"La 'Buona Terra' è metafora di quello che la nostra terra può diventare e che sta iniziando a diventare, una terra dove le persone si incontrano, collaborano e si liberano" esordisce così Gianni Solino autore del libro La Buona Terra. Storie dalle terre di don Peppe Diana edito da La Meridiana e presentato venerdi scorso alla bottega Saperi e Sapori di Legalità di Pisa.

L'iniziativa organizzata dal coordinamento provinciale di Libera e da Avviso Pubblico attraverso il Coordinamento Provinciale per la Legalità è dimostrazione di un rapporto di amicizia saldo tra due territori, nato nel 2009 in occasione del progetto a sostegno della cooperativa nascente di Libera Terra "Le Terre di don Peppe Diana" che gestisce beni e terreni confiscati alla camorra nella provincia di Caserta. Infatti, come ricorda Solino nel libro, "[...] Sono venuti amministratori della provincia di Pisa, insieme a tanti sindaci e assessori della propria circoscrizione e hanno soggiornato da noi in una sorta di gemellaggio. Hanno mandato, a più riprese, vagonate di libri così da creare una piccola biblioteca presso il bene confiscato e un'altra presso il comune di Castelvolturno. Ma hanno anche donato una quota parte per l'acquisto del trattore per la cooperativa [...]"

Un gemellaggio che significa molto. Relazioni di vicinanza che per Solino "sono fondamentali in quei momenti bui in cui si ha bisogno di sostegni su cui appoggiarsi. Ci siamo appoggiati anche sul vostro lavoro. Una biblioteca in un posto che non conosce biblioteche è un fatto. Una cooperativa che dà opportunità di lavoro su un bene confiscato è un fatto. Servono fatti, non più parole. Il peggiore errore che possiamo fare è vivere nell'indifferenza, nel silenzio, pensare che la camorra sia un problema del sud".

Le Terre di don Peppe (il sacerdote di Casal di Principe ucciso il 19 marzo del 1994 nella sacrestia della sua parrocchia perché figura scomoda e di denuncia contro la camorra), come scrive l'editore nell'introduzione del libro, "sono i luoghi in cui il volontariato organizzato e le scelte quotidiane dei singoli cercano, sperimentano e riorganizzano opportunità di lavoro diverse da quelle offerte dalla criminalità".

"Ci sono molte storie che testimoniano la resistenza del tessuto di economia sociale che nasce e che dà lavoro" prosegue Solino "ci sono molte esperienze umane che entrano e molte altre che devono ancora entrare in rete e che chiamiamo "Terre di don Peppe". Esperienze belle che non vengono raccontate e a cui spesso si stenta a credere. Storie, testimonianze, persone che dimostrano che la scomparsa della camorra è a portata di mano". Ed è così che l'autore racconta alcune delle molte vicende di riscatto e di aggregazione narrate nel libro e che hanno trovato spazio e accoglienza sui beni e sui terreni confiscati.

Racconta l'esperienza della cooperativa sociale Agropoli di San Cipriano d'Aversa sulla convivenza a scopo riabilitativo di ragazzi affetti da disabilità mentale, la loro iniziativa di gestione del ristorante NCO (Nuova Cucina Organizzata), i loro progetti di agricoltura sociale.

Racconta la storia di Jerry Masslo rifugiato sudafricano scappato nell'89 dal proprio paese perché vittima dell'apartheid e ucciso a Villa Literno da una banda di criminali in seguito a una rapina "perché quei fessi (i neri) non ti possono nemmeno denunciare". A partire dalla storia di Jerry la ribellione si è fatta memoria e aiuto fattivo, dando vita all'omonima associazione che ad oggi ha trovato uno spazio proprio all'interno del centro d'accoglienza "Fernandes" lungo la domitiana a Castelvolturno e che lavora a sostegno di persone tenute ai margini come immigrati, tossicodipendenti, prostitute...

Ed è così che Solino racconta volti di persone, storie, esperienze umane che entrano in relazione a partire da opportunità vere, reali ed alternative al sistema criminale che oggi danno lavoro a oltre un centinaio di ragazzi in una realtà in cui il controllo del territorio da parte della camorra è ancora molto forte.

Solino tiene a precisare che negli ultimi anni sono stati fatti grandi sforzi investigativi e molteplici arresti hanno portato in galera quasi tutti i grandi boss. Questi interventi accompagnati dal lavoro dell'antimafia sociale sono tutti segnali che permettono di sperare nel domani a partire da fatti positivi perché, afferma Solino, "come molti anni fa dopo una lunga e dura resistenza ci fu il 25 aprile, così oggi noi stiamo lavorando per conquistarci il Nostro 25 aprile!".

- Leggi gli articoli precedenti di "Spazio alle parole", rubrica a cura di Cristiana Vettori

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