Lo scontro sulla futura collocazione della Biblioteca Universitaria, sia nella sua fase transitoria sia in quella definitiva, si accende e diventa anche scontro tra istituzioni, mentre di fatto soluzioni concrete su dove collocare i volumi e un patrimonio librario unico per dimensioni e qualità ad oggi non ne esistono. E' questa la paradossale situazione a fronte di una problema di difficile soluzione ma le cui origini, poi accelerate con lo sciame sismico percepito anche a Pisa nelle scorse settimane, ha radici lontane.
Che il quadro sia difficile ed ad oggi privo di una chiara direzione di marcia lo dimostra la sorta di botta e risposta a distanza tra il Ministero dei Beni culturali da un lato e l'Università di Pisa dall'altro.
Ieri infatti il ministero dei beni culturali, per bocca del sottosegretario Roberto Cecchi, ha risposto all'interpellanza urgente presentata dai deputati del Pd, con primo firmatario Paolo Fontanelli proprio sulla questione della Sapienza e della Biblioteca Universitaria.
Cecchi nella sua risposta distingue la soluzione transitoria da quella definitiva per la Biblioteca.
In merito alla prima, di fatto il sottosegretario rilancia l'opzione delle ex-poste in via Corridoni affermando: "l'Agenzia del demanio si è impegnata ad individuare locali con caratteristiche strutturali idonee, sia in uso governativo che di proprietà di Poste italiane, con pagamento di un canone minimo sia per il deposito, ma anche per la prima sistemazione del personale e per attivare un'attività, sia pure contenuta". Un'opzione su cui già non sono mancate critiche ed osservazioni.
Ma è sulla soluzione definitiva che Cecchi dà un'indicazione precisa con una premessa: "La collocazione futura della biblioteca universitaria di Pisa sarà subordinata alle risultanze delle verifiche strutturali del palazzo della Sapienza, nell'ottica comunque di una valutazione che tenga conto sia del rapporto con gli utilizzatori, sia dell'ingente patrimonio librario".
E sul fatto specifico il sottosegretario afferma: "Il Ministero è dell'avviso che la biblioteca universitaria debba rimanere nel palazzo della Sapienza, sua sede da quasi duecento anni, o, in alternativa, nelle immediate vicinanze nel centro di Pisa, per conservare il suo legame con gli studenti e gli studiosi della città. Soluzioni che portino ad un allontanamento dal centro non sarebbero ben accette dalla cittadinanza a causa della minore funzionalità".
Ma dall'Università di Pisa emerge tutt'altro indirizzo e arrivano forti critiche nel documento approvato mercoledì 13 giugno dal Senato Accademico che attacca sulla mancanza di "tempestività e incisività nell'azione da parte delle altre istituzioni pubbliche direttamente o indirettamente coinvolte nella vicenda".
"In particolare - si legge nel documento - le operazioni indispensabili per il trasferimento in altre sedi del materiale custodito nella Biblioteca Universitaria, di pertinenza del MIBAC (che costituisce il presupposto di qualunque intervento di messa in sicurezza dell'edificio) a tutto oggi non risultano nemmeno iniziate". La situazione che si sta creando determina così un circolo vizioso in quanto è evidente che fino a quando non sarà completato il trasferimento dei volumi di tale Biblioteca, non sarà possibile procedere con gli ulteriori e necessari accertamenti sullo stato dell'edificio e, di conseguenza, è difficilmente programmabile un piano di intervento, e la sua tempistica".
E sulle soluzioni transitorie il Senato Accademico al contempo denuncia anche che "le necessarie sedi alternative, anche a carattere provvisorio, non risultano individuate dalle varie istituzioni che erano rappresentate nella Conferenza dei servizi svoltasi per iniziativa dell'Ateneo lo scorso 4 giugno".
Rispetto al futuro della Biblioteca e alla sua collocazione il massimo organo dell'Università è netto nel suo indirizzo: "Il Senato ritiene non realistica l'ipotesi che la Biblioteca Universitaria, almeno nelle sue dimensioni attuali, possa essere nuovamente ospitata nei locali già occupati, rivelatisi inidonei come dimostrato dalle relazioni tecniche e perizie sino ad ora prodotte. Ritiene inoltre non percorribile una strada che porti ad individuare nella Sapienza ulteriori nuovi spazi, sottraendoli alla facoltà di Giurisprudenza che dovrà invece al più presto poter tornare nella sua storica sede. Fino a quando questo non sarà possibile, occorrerà fare in modo che le attività istituzionali di didattica e ricerca della facoltà e dei dipartimenti coinvolti si possano svolgere in sedi il più possibile unitarie, evitando i rischi di una diaspora che ne comprometterebbe la funzionalità prima ancora che l'identità".
Si profila quindi un braccio di ferro non solo tra il Ministero e l'Università ma anche tra lo stesso ateneo e il Comune di Pisa che in un documento approvato dal consiglio comunale si è chiaramente espresso a favore di un ritorno della Biblioteca in Sapienza.
Di fatto però ad oggi sul tavolo non esiste neanche una opzione transitoria ritenuta valida, visto che la proposta ribadita dal sottosegretario Cecchi dell'edificio delle ex-poste in via Corridoni non è ritenuta in alcun modo idonea dall'ateneo.
Cosa accadrà ora? Lo stesso Rettore ha annunciato l'indizione a breve di una nuova conferenza dei servizi. E rispetto a questo appuntamento dal Senato Accademico arriva un appello, per non dire un monito, alle altre istituzioni: "Il Senato è dell'avviso che gli Enti coinvolti debbano sottoporre al tavolo di confronto soluzioni operative tali da consentire, nel più breve tempo possibile, alla Biblioteca Universitaria di procedere al trasferimento di tutto il materiale e all'Università di attuare gli interventi finalizzati a mettere in sicurezza l'edificio e riaprirlo dopo le necessarie opere di consolidamento".
Questo articolo contiene 0 commenti.
Clicca qui per lasciare il tuo commento.