15/09/10 01:33 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Il Senato Accademico contro il ddl Gelmini: rinviata l'attività didattica al 4 ottobre 0

Dopo mesi di controversie, ieri la pronuncia di una posizione pubblica sul disegno di legge. Sotto accusa la nuova idea di governance e il progetto di riorganizzazione del sistema del diritto allo studio. Spazio alla protesta dei ricercatori: "Immotivato e incomprensibile l'atteggiamento apertamente punitivo verso chi, fino ad ora, ha consentito di mantenere ed elevare la qualità della didattica"

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L'inizio delle attività didattiche per quest'anno accademico è rinviato al 4 di ottobre. E' questa la decisione più importante contenuta nella mozione approvata ieri, su proposta degli Sinistra Per, dal Senato Accademico che dopo mesi e mesi ha preso finalmente una posizione pubblica, che in tanti attendevano sul DDL Gelmini.

Ma questa è l'iniziativa sicuramente più significativa all'interno di un documento in cui nel prendere "atto della situazione emergenziale creatasi con riferimento alle programmazioni dell'attività didattica nella facoltà di S.M.F.N., Medicina e Chirurgia, Ingegneria, Scienze Politiche, Economia e Medicina Veterinaria" si denuncia "la situazione gravissima in cui versano l'Ateneo di Pisa e il sistema universitario tutto".

"Il Senato Accademico - si legge nel testo approvato - intende fornire un contributo positivo al dibattito politico, indicando come i principali elementi di critica al Governo il taglio lineare dei finanziamenti, la negazione di una reale autonomia derivante dalla drammatica situazione finanziaria e dall'impianto centralistico dei provvedimenti, la mancanza di un progetto credibile su materie cardine quali: il modello di governo degli atenei, il diritto allo studio, l'accesso dei giovani alla carriera accademica ed al sistema della ricerca, lo sviluppo futuro (ma anche il solo mantenimento) della docenza universitaria".

Nella mozione ci si sofferma, inoltre, su alcuni temi di centrale importanza, quali la nuova idea di governance e il progetto di riorganizzazione del sistema del diritto allo studio: "Non si ritiene accettabile un modello di governance per il quale dovrebbe essere un Cda, composto in modo significativo da membri esterni e senza la componente del personale Tecnico-ammnistrativo, a decidere finanche dell'attivazione dei corsi di studio. Si denuncia la mutazione genetica del sistema di diritto allo studio, che passa da un modello legato alle condizioni, reddituali e di merito, degli studenti, ad un sistema che permette di studiare solo con il ricorso all'indebitamento".

Al contempo, il Senato Accademico prende parola sulla protesta dei ricercatori e le condizioni in cui versa chi oggi porta avanti la ricerca, ma anche grandissima parte della didattica, negli atenei: "Risulta immotivato e incomprensibile l'atteggiamento apertamente punitivo nei riguardi dei ricercatori universitari che hanno, fino ad ora, consentito di mantenere ed elevare la qualità della didattica e che aspirano legittimamente a progredire nella carriera accademica sottoponendosi ad una rigorosa valutazione del merito. A dispetto dei ripetuti proclami sull'importanza della valutazione come cardine per distribuire le risorse, la situazione determinata dal Ddl 1905 e dai noti interventi finanziari non consente agli atenei di programmare in alcun modo lo sviluppo del personale e delle strutture e di essere valutati per la qualità dei risultati conseguiti".

"L'unità dell'Ateneo è un fondamentale valore che va preservato - prosegue il documento approvato - soprattutto nei momenti più difficili. Non è possibile illudersi che possano bastare azioni pur clamorose ma circoscritte e momentanee. L'attuale situazione del sistema universitario pubblico è frutto di anni di incomprensioni, di incuria e di scelte irresponsabili dei decisori politici, ma anche di condotte poco lungimiranti e qualche volta decisamente censurabili da parte delle università".

Da qui la decisione del Senato Accademico di individuare una serie di iniziative di mobilitazione già a partire dalle prossime settimane: "Consapevole di dover raccogliere efficacemente la volontà di protesta espressa nell'ateneo contro il concreto rischio di definitivo collasso dell'istituzione universitaria - si legge nella parte conclusiva della mozione - il Senato Accademico delibera sin da ora un pacchetto di iniziative e di momenti pubblici di mobilitazione, con il duplice obiettivo di rafforzare l'unità e la coesione dell'università di Pisa contro i provvedimenti penalizzanti e iniqui, nonché di aggregare istituzioni e cittadini nella condivisione delle ragioni dell'agitazione a salvaguardia del ruolo strategico dell'università pubblica nello sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro Paese".

E oltre il rinvio dell'inizio delle attività didattiche al 4 ottobre il Senato Accademico si impegna alla convocazione di un'assemblea di ateneo appena sarà eletto il nuovo rettore, la creazione di un tavolo interistituzionale con gli altri atenei toscani e gli enti locali per allargare il coinvolgimento e la partecipazione. E in quest'ultima direzione va anche l'invito ai docenti a leggere questo documento prima delle lezioni, delle sessioni di esame e delle discussioni delle tesi di laurea e la proposta di una riunione congiunta di Senato Accademico e Consiglio d'Amministrazione con i parlamentati toscani entro il mese di ottobre. Infine su proposta del Rettore nella mozione si "impegna il Senato a destinare risorse adeguate alla progressione di carriere dei ricercatori e degli associati".

Grande è la soddisfazione da parte degli studenti di Sinistra Per al termine della seduta dopo l'approvazione di questo documento: "Questa discussione oggi in Senato (ieri per chi legge) - afferma Rocco Albanese è avvenuta grazie alla nostra raccolta di dieci firme per inserire il punto all'ordine del giorno. Siamo molto contenti della mozione che tutto il Senato ha approvato, una mozione che abbiamo proposto noi come Sinistra Per e che in gran parte ricalcava una recente presa di posizione del Senato Accademico di Padova".

"Finalmente ora anche l'ateneo di Pisa - prosegue Albanese - ha preso una posizione chiara contro i punti fondamentali del Ddl Gelmini. Ora si apre una fase nuova della mobilitazione il cui obiettivo è quello del ritiro di questi provvedimenti che affondano l'Università pubblica".

 

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