04/02/10 02:52 | autore: Francesca Parra foto Stampa

Calci: a 5 mesi dal grande incendio 2

Pisanotizie ha visitato i luoghi colpiti dal rogo dell'8 settembre insieme al sindaco Bruno Possenti, per fare il punto su quanto fino ad ora è stato fatto.

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A quasi 5 mesi dal devastante incendio che la sera dell'8 settembre scorso ha colpito i monti pisani, distruggendo 225 ettari di vegetazione, siamo tornati sui luoghi del gigantesco rogo insieme al Sindaco di Calci, Bruno Possenti, al responsabile del settore Difesa e gesttione del territorio del comune di Calci Massimo Carzoli e al geometra Fabio Casella per fare il punto sugli interventi fino ad oggi realizzati e su quelli ancora in atto. Si tratta di azioni che sono iniziate nei giorni immediatamente successivi al rogo al fine di scongiurare eventuali danni che le precipitazioni avrebbero potuto provocare andando a insistere su un terreno ormai privo di vegetazione.

"Le opere per la messa in sicurezza del territorio da un punto di vista idrogeologico - ha spiegato il sindaco Bruno Possenti nel tragitto dal Comune alla valle di Crespignano - sono state avviate nella fase immediatamente successiva all'incendio e stanno proseguendo grazie al lavoro del cantiere forestale comunale e di quello provinciale, e grazie al prezioso aiuto del consorzio Fiumi e Fossi che ha riaperto lo sbocco di alcuni vallini ostruiti da decenni di mancata manutenzione".

Varcato il cancello che introduce, dal lato di Caprona, alla tenuta Tellini-Conforti appaiono già in lontananza i segni lasciati dal passaggio del fuoco: la collina che domina a sinistra la tenuta è un cimitero di alberi bruciati, alcuni degli ulivi segnati dal passaggio del fuoco sono irrimediabilmete perduti, per altri ci sarà da attendere prima che possano tornare ad essere produttivi.
Mentre percorriamo la strada battuta che conduce alla fattoria, il geometra Casella indica una canalina di scolo che costeggia la strada battuta e che è stata ripristinata insieme ad altre, al fine di rendere nuovamente operativo tutto il sistema di affluenti che convoglia l'acqua nello Zambra.
"Le varie canaline che sono state ripristinate versavano in uno stato di abbandono. Trovandosi all'interno di una proprietà privata - ha spiegato Casella - la manutenzione non è di competenza del Comune. Data la particolare situazione, essendo a rischio la salvaguardia della popolazione, siamo intervenuti per consentire alle acque di confluire nel torrente".

L'assenza di vegetazione, infatti, ha reso indispensabile agire con urgenza per evitare che con le piogge i detriti venissero trasportati a valle ostruendo i corsi d'acqua. E la tempestività con cui sono stati eseguiti i primi lavori ha scongiurato che le precipitazioni cadute il 4 dicembre scorso minacciassero la sicurezza non solo dei terreni agricoli, ma anche di tutti coloro che risiedono a valle.

"Siamo già intervenuti 3 volte - ha proseguito il geometra Casella - per liberare gli scoli dopo ogni temporale. Ma sono state le precipitazioni del 4 dicembre, le più consistenti di quelle cadute fino ad oggi, a fare attivare i finanziamenti della Regione". 150 mila euro che la Regione Toscana ha stanziato, con un decreto del 24 dicembre, per sostenere il Comune nelle operazioni di ripristino idrogeologico. Una somma che, aggiunta a quanto già si è fatto, riuscirà "a raggiungere i 250 mila euro stimati come necessari alla messa in sicurezza" ha affermato il Sindaco.

L'amministrazione provinciale ha invece messo a disposizione il suo cantiere forestale che continua a lavorare in concerto con quello comunale, al fine di completare la realizzazione delle graticciate, del ripristino degli scoli di monte e il ripristino della canaletta di guardia.

A rimanere aperta è la questione relativa ai danni riportati dalle aziende agricole. L'amministrazione calcesana ha sollecitato la Provincia al fine di avanzare la richiesta di calamità naturale ma, fino ad oggi, ci dice il Sindaco, "non ci sono novità da questo versante. È difficile poter classificare come calamità naturale un evento del genere".

Né sono stati disposti finanziamenti di altro tipo. "Per adesso non ci sono gli estremi - spiega Massimo Carzola. Ci sarà forse una possibilità per i privati all'interno del piano di sviluppo rurale, ma è tutto da verificare. I bandi dei piani di sviluppo sono comunitari, proposti dall'amministrazione regionale: sarà da accertare se le linee che sono proposte potranno in qualche modo essere riferibili a quelle aziende agricole che hanno subito danni".

Superiamo i fabbricati della tenuta lasciandoci alle spalle le ulivete e risalendo verso il monte raggiungiamo un'area dove si è conservato una porzione del bosco originario: lecci, querce ed essenza mediterranea minore. Qui l'incendio si è fermato naturalmente. "I pini sul monte pisano sono stati introdotti all'epoca di Pisa Repubblica Marinara" spiega Fabio Casella. Una scelta che, se all'epoca era giustificata da esigenze costruttive e commerciali, oggi, con 225 ettari andati distrutti, appare certo poco lungimirante.

Proseguendo nella nostra risalita incontriamo le prime opere di ingegneria naturale: interventi che non prevedono l'uso di cemento ma che si avvalgono di pietre e legni, e in cui gli alberi andati bruciati trovano una loro nuova funzione. Briglie realizzate lungo il corso dei canali, precedute da vasche in cui, nella corsa verso valle, si depositano i detriti, scongiurando in questo modo il rapido riempimento dei collettori principali e consentendo dunque di evitare l'intasamento delle tombature. Interventi che se appaltati sarebbero pesati sulle casse comunali per una cifra che si aggira introno ai 100 mila euro e che invece sono il frutto del lavoro delle maestranze comunali e provinciali.

Raggiungiamo il fosso di guardia, ripristinato in modo da proteggere i terreni a valle dal dilavamento delle acque, che come ci spiega il sigor Gambini, responsabile del cantiere forestale provinciale, proteggeva l'area coltivata dalle acque, ma che a causa della mancata manutenzione nel corso degli anni era sostanzialmente sparito. "Questo è stato il primo intervento approntato - ci ha illustrato Gambini. Adesso ci stiamo occupando degli interventi forestali veri e propri: ritagliamo e ripassiamo tutte le ceppaie affinché a primavera siano in grado di ributtare. I pini bruciati vengono in parte tagliati e riutilizzati per realizzare delle graticciate che consentono di rallentare l'effetto di dilavamento dell'acqua che altrimenti correrebbe libera verso valle".

E se l'opera di regimentazione delle acque si è sostanzialmente conclusa, gli interventi forestali, da poco avviati, non termineranno prima di un paio di mesi. Qui si procede quasi interamente a mano: la viabilità esistente non consente di far giungere quei macchinari che velocizzerebbero e faciliterebbero l'abbattimento degli alberi. Ma già si vedono i primi segni di rinascita all'interno del bosco: ginestra e mirto cominciano a spuntare dalla terra bruciata e emergono dalle sughere le prime foglie verdi.

Il sopralluogo prosegue. Ci spostiamo a Nicosia, dove troviamo a lavoro gli uomini della cooperativa Terra uomini e ambiente di Castellina Garfagnana, intenti al taglio e alla potatura di alcune piante che minacciano di ostruire il torrente. Nei giorni passati hanno messo in sicurezza la parete del corso d'acqua con l'intervento di rocciatori.

Proseguiamo in direzione del cosiddetto vallino delle Grotte, in località Rezzano: qui il canale è stato ripulito dagli uomini del consorzio Fiumi e Fossi. Non resta che riconsolidare il muro e allargare quelle strettoie che rischiano di essere intasate dalla discesa dei detriti trasportati dall'acqua.

"Da un punto di vista idrologico - commenta il Sindaco - sono stati realizzati e sono in via di conclusione tutti gli interventi necessari. A questo punto non ci resta che aspettare che la natura faccia il suo corso: quando la vegetazione sarà ricresciuta si creeranno nuovamente i collegamenti del suolo che contribuiranno in maniera determinante a frenare l'azione delle acque. Da un punto di vista ambientale ci vorranno molti anni prima di poter vedere nuovamente il monte come era prima dell'incendio".

Ma a Calci c'è già qualcuno che pensa di dare un piccolo aiuto a Madre Natura. All'interno del G.A.S. locale (Gruppo di Acquisto Solidale) ci sono persone convinte che nel pieno rispetto delle dinamiche naturali si possa contribuire alla salvaguardia e al ripristino del patrimonio boschivo andato perduto e alla sicurezza del suolo. Riprendendo una metodologia di intervento messa appunto dall'agronomo giapponese Fukuoka e ripresa da Panos (agronomo greco) per il sostegno della ripresa vegetativa delle zone incendiate in Grecia, il gruppo dedicherà due giorni a riseminare naturalmente le aree colpite dal rogo di settembre.

"È un intervento positivo - è stato il commento di Possenti all'iniziativa. Tutti coloro che possono contribuire ad una ripresa del nostro territorio hanno pieno merito".

 

Questo articolo contiene 2 commenti.

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2010/02/04 18:02:19 luigi giannetti tanto lo sapevo che finiva cosi niente rimboschimento, trovano solo scuse come quello di lasciar fare alla natura, si è visto cosa è successo in altre zone a lasciar fare alla natura, invece laddove si è intervenuti gli effetti benefici si vedono ed il bosco si è ricreato

2010/02/04 11:02:09 emme effe suggerisco di piantare canapone: ha un'apparato radicale notevolissimo e una veloce crescita vegetativa. Seminando ora si arriverebbe a settembre prossimo con fusti di almeno due metri. Si potrebbe quindi recidere il fusto (e venderlo: sia la fibra sia la semenza hanno un loro mercato) e mantenere le radici nel terreno per compattare tutto e ripartire con la piantumazione di nuovi alberi.

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