E' stata una giornata bella ed importante quella di ieri (martedì 11 agosto) al presidio che da giorni gli operai della Bulleri mantengono davanti al loro stabilimento dopo la decisione da parte della famiglia Signorino, proprietaria dell'attività, di mettere in liquidazione la fabbrica.
All'ora di pranzo, infatti, una diecina di lavoratori di Scienzia Machinale e Fabrica Machinale, due aziende che hanno sede al Polo Tecnologico di Navacchio e posseggono un capannone nella zona industriale di Cascina, proprio davanti alla Bulleri, sono andati a portare la loro solidarietà al presidio.
Sono arrivati dietro lo striscione della loro azienda, facendo un breve corteo e portando da mangiare e da bere ai loro compagni. Così, sotto l'ombra di un il telone legato sui tetti di due casottini accanto al cancello della fabbrica, hanno pranzato insieme con gli operai che da settimane portano avanti questa lotta. Un gesto concreto di solidarietà e sostegno tra lavoratori che vengono da esperienze diverse ma che si sono incontrati, hanno discusso, e imparano a condividere questa battaglia.
Una vertenza sempre più lunga e complessa quella della Bulleri, come si spiega Domenico Conti della RSU: "Negli ultimi giorni si è fatto avanti Alberto Bulleri, che si è dichiarato disponibile a contribuire per rilevare l'azienda. Bulleri lavora qui da noi nel settore commerciale ed ha quindi ben chiare le potenzialità dell'azienda; ma lui da solo non ha il capitale sufficiente per far ripartire l'attività. Come base servono due milioni di euro che non sono tanti, ma perchè Bulleri possa dare un contributo serve l'aiuto della Regione e delle istituzioni locali. Noi stessi abbiamo l'idea di formare una cooperativa che gestisca l'impresa, ma senza un supporto non è possibile fare nulla. La situazione, inoltre, non si può sbloccare se in primo luogo Signorini non dichiara il fallimento e si toglie di mezzo. La sua presenza è un ostacolo per trovare una soluzione e praticarla".
Gli chiediamo come mai Signorino non dichiari il fallimento, e Domenico risponde: "non lo so neanche io. In molti dicono che se lo dichiarasse anche le altre due aziende della Sicar verrebbero anche loro trascinate in questo disastro".
Intanto con questo presidio gli operai hanno raggiunto un primo risultato: " l'imprenditore polacco che era venuto per portarsi via un macchinario se ne è andato e siamo riusciti nel nostro obiettivo: tenere le macchine all'interno dello stabilimento, cosa per noi fondamentale perchè è l'unica garanzia che abbiamo per avere gli stipendi che da 6 mesi non ci vengono pagati e per sperare che la produzione possa ripartire".
Per ora di avere gli arretrati non se ne parla neanche: "Sono settimane che cerchiamo Signorino al telefono, afferma Conti, per avere le mensilità che ci spettano, ma non rispondei mai, si è volatilizzato. Anche il liquidatore che è stato nominato dallo stesso Signorino, ci riferisce che neanche lui riesce a mettersi in contatto".
Mentre si mangia la schiacciata con la mortadella, che i lavoratori di Scienzia Machinale e Fabrica Machinale hanno portato, gli operai raccontano le loro storie. Alcuni sono giovanissimi, altri più anziani.
"Ho lavorato alla Bulleri per due anni e mezzo, con un contatto di apprendistato - ci dice un giovane operaio. "Sono entrato nel novembre del 2006 ed il contratto è scaduto il 30 aprile di quest'anno. Mi avevano assicurato che mi avrebbero assunto ed oggi invece sono disoccupato. Mi devono due mesi di stipendio arretrato e la liquidazione: per questo sono qui a protestare insieme gli altri. Fino a Dicembre andava tutto bene, poi da Gennaio iniziavano a mancare le forniture per realizzare i macchinari, nonostante avessimo numerosi ordini; e poi non abbiamo avuto più nulla con cui lavorare. Oggi dentro questa fabbrica alcuni macchinari sono già finiti ed altri sono solo da completare: ci sono circa 6 milioni di euro di strumentazione pronta per rilanciare subito l'azienda".
Un altro operaio, anche lui sotto i 30 anni, che lavora alla Bulleri da 5, ci racconta che "anche quando le cose andavano bene, il proprietario non si faceva vedere quasi mai. Anche per questo noi abbiamo saputo le cose sempre tardi. Ci siamo iniziati a preoccupare veramente quando i fornitori non mandavano più nulla".
Ora anche lui, avendo perso il lavoro, ha chiesto al suo comune di residenza, Crespina, un aiuto. Già nelle scorse settimane, infatti, il Comune di Cascina ha dato ai lavoratori della Bulleri residenti nel comune un sostegno economico di circa 30.000 euro, da dividere tra 18 persone. "Chiediamo aiuto ai comuni - ci spiega Domenico - ma non vogliamo l'elemosina. E' importante però che questi aiuti non siano calcolati sull'ISE del 2008, quando avevamo un salario, ma sui primi 6 mesi del 2009 in cui non abbiamo percepito uno stipendio. A me hanno tagliato la luce, e levato la macchina, come posso tirare avanti?"
Ora tutti i lavoratori sono in attesa che arrivino i soldi della cassa integrazione straordinaria da Roma, ma ciò non dovrebbe avvenire prima di settembre, e comunque non risolverebbe tutti i i problemi. "Lavoro alla Bulleri dal 1977 - ci racconta un operaio del reparto officina. "Ho 38 anni di contributi, con la cassa integrazione e la mobilità alla pensione ci arrivo, ma poi prenderò ben pochi soldi, dopo averci lavorato una vita".
E' il terzo fallimento della Bulleri a cui assiste questo operaio e non è, quindi, la prima volta che andrebbe in cassa integrazione: "La prima volta l'azienda fallì nel 1982 quando era a Marciana, poi nel 1996 ed ora nel 2009. Ho avuto, quindi, esperienza di cassa integrazione, ma ora la cosa è molto diversa. Nei casi precedenti di cassa integrazione sono sempre riuscito a trovare un altro lavoro da fare temporaneamente. Ma oggi non è così. Mio figlio lavora anche lui alla Bulleri ed ora è a casa. La fortuna è che sua moglie ha un impiego perchè lui non sta trovando nessun'altra occupazione". Accanto a lui c'è un altro operaio, giovanissimo, 24 anni. E' da cinque che lavora alla Bulleri, prima come apprendista e poi come tempo indeterminato: "noi rimaniamo qui davanti, dalla fabbrica non devono portare via neanche una scopa".
I lavoratori di Scienza Machinale, di Fabrica Machinale e della Bulleri mangiano insieme, si scambiano i recapiti, si raccontano le rispettive condizioni di lavoro. E' molto caldo per cui tutti sono sotto la poca ombra fatta dal telone. La pausa pranzo per i lavoratori venuti dall'azienda del Polo Tecnologico sta per finire, e devono rientrare in azienda, loro che ancora un lavoro ce l'hanno. "Siamo contenti, ci dicono i rappresentanti della RSU-FIOM di Scienzia Machinale e di Fabrica Machinale che tanti lavoratori della nostra azienda abbiano accolto positivamente la nostra proposta di venire qui a pranzo a portare la nostra solidarietà agli operai della Bulleri. Abbiamo riscontrato un interesse vero e pensiamo di ripetere l'iniziativa, anche se ci auguriamo che ci sia a breve una soluzione positiva della vicenda. Comunque non faremo mancare il nostro sostegno".
Anche noi stiamo per andare via, quando sentiamo suonare una campanella. E' la campanella all'interno dello stabilimento della Bulleri che suona per segnalare la fine della pausa pranzo. Gli operai della fabbrica, che sono fuori sotto il sole, si guardano tra di loro. Il suono sembra quasi una beffa, ma la forza e l'ironia di questi lavoratori non finisce mai di stupire; e così un operaio rivolgendosi agli altri dice: "almeno la luce c'è ancora".
Anche questo è un punto di partenza per potersi riappropriare della loro fabbrica. La campanella è suonata, il presidio continua, e da oggi gli operai della Bulleri sono meno soli.
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