Prosegue ormai da giorni il presidio dei lavoratori della Bulleri Brevetti di Cascina davanti allo stabilimento. Sotto il sole d'agosto gli operai fanno a turno per sorvegliare i cancelli in modo che nessun macchinario possa essere portato via.
Continua, infatti, il braccio di ferro con un imprenditore polacco intenzionato a prelevare dalla fabbrica un macchinario acquistato negli scorsi mesi. Fino ad oggi i lavoratori ne hanno impedito il trasporto, mentre negli scorsi giorni il curatore fallimentare nominato dalla famiglia Signorino, proprietaria dell'azienda, ha inviato un fax ai sindacati per chiedere ai lavoratori di far passare il tir polacco, in cambio del pagamento di una una mensilità non pagata.
L'offerta si è però velocemente trasformata nell'ennesimo inganno per gli operai, da 6 mesi senza stipendio, che si sono subito accorti della trappola. "Prima ci hanno prospettato - ci spiega Domenico Conti, membro della Rsu - il versamento di 90mila euro per far passare l'autista polacco e far portar via un macchinario da 130mila euro. Noi abbiamo rifiutato e dopo qualche ora è arrivato un altro fax in cui si diceva che il versamento a copertura delle mensilità non riscosse in cambio del via libera all'ingresso nell'azienda era di 40mila euro. Magari domani la cifra si abbasserà ancora, ma a noi non interessa e proseguiamo il nostro presidio".
All'orizzonte nessuna soluzione e così i 48 operai della Bulleri pensano anche ad iniziative eclatanti per richiamare l'attenzione delle istituzioni, dei sindacati e delle forze politiche.
Ma quanto sta avvenendo alla Bulleri a Cascina è la punta dell'iceberg di una crisi che si fa sentire sempre più forte nel territorio della provincia di Pisa. Caso emblematico e drammatico è quello della zona del cuoio, in Valdera. Tra il calzaturiero ed il conciario è previsto che entro il mese di agosto chiudano l'attività almeno 15 piccole aziende.
I dati degli ultimi mesi segnano una crisi che non accenna minimamente a diminuire ma i cui drammatici effetti si faranno sentire nell'autunno. "La cassa integrazione in deroga dura 180 giorni - spiegano dalla Camera del Lavoro - con le porte dell'autunno il conto alla rovescia finirà e se non rientra un po' di lavoro sarà uno stillicidio: i soldi della cassa integrazione in deroga ancora non sono arrivati e ci sono operai senza stipendio da mesi".
I segnali della ripresa tardano ancora ad arrivare, tanto che già per settembre ci sono richieste di cassa integrazione programmate, quando invece dovrebbe essere il periodo del rilancio. Al contrario già numerose aziende del settore hanno annunciato che per scarsezza di risorse e per contenere i costi non potranno essere presenti al Micam, l'importantissima fiera della calzatura che si tiene a Milano dal 16 al 19 settembre.
In particolare sono le lavorazioni contoterzi del calzaturiero, ovvero le ditte dell'indotto, che rischiano maggiormente la chiusura. Per i lavoratori di queste aziende si prospetta solo il licenziamento. Da gennaio ad oggi i dati segnano una perdita nel settore manifatturiero di 300 posti.
Secondo un recente studio della Camera di Commercio, nel 2009 nel territorio provinciale si prevede che verranno persi complessivamente 1900 posti di lavoro. Anche dalla CNA non arrivano previsioni confortanti: "All'orizzonte non ci sono segnali di una significativa ripresa. E la sensazione è invece che a settembre dovremo fare i conti anche con ulteriori complicazioni. Molte imprese dopo le ferie non riapriranno i battenti e le più esposte sono quelle con meno di nove addetti".
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